Due importanti anniversari sull’assetto istituzionale delle scuole
Nel corso del 2025 ricorrono due importanti e significativi anniversari riguardanti il nostro sistema di istruzione. Il primo anniversario cade nel corrente mese di gennaio con riferimento alla conferenza nazionale sulla scuola organizzata dal Ministro della Pubblica Istruzione a Roma tra il 30 gennaio e il 3 febbraio del 1990 (Ministro Sergio Mattarella, attuale Presidente della Repubblica).
Nella circostanza, di grande rilievo fu la relazione del Prof. Sabino Cassese dal titolo “Plaidoyer per un’autentica autonomia delle scuole”.
Il Prof. Cassese espose le seguenti tesi:
- l’ordinamento amministrativo della scuola pubblica ha conservato l’architettura originaria, nonostante la rivoluzione quantitativa subita e molte modificazioni nei particolari;
- il disegno attuale non è più soddisfacente per motivi di ordine generale e per lo stato di incompletezza in cui è rimasto.
Da un lato, l’istruzione non è più servizio collettivo di tipo statale, ma servizio collettivo pubblico, retto da professionisti la cui attività non è riducibile al modello amministrativo di tipo burocratico.
Dall’altro, i mutamenti intervenuti sono rimasti a metà: il ministero è un apparato in cerca di una funzione; i provveditorati sono divenuti ministeri provinciali; gli istituti scolastici sono per un terzo autonomi e per altri due terzi dipendenti;
- per uscire dall’impasse, si propongono queste linee di azioni:
- riconoscere che l’istruzione, in quanto servizio collettivo pubblico, può essere erogata da istituti autonomi;
- attribuire agli istituti scolastici autonomia non soltanto didattica, organizzativa ed amministrativa, ma anche contabile e di gestione del personale;
- spogliare l’apparato centrate dei compiti gestionali, attribuendogli funzioni di determinazione di “standards” e di “guidelines” e funzioni di valutazione e di “audit”;
- sopprimere gli uffici provinciali (provveditorati agli studi) e sostituirli con organismi di “relais” tra gli istituti scolastici.
- a un assetto del tipo esposto non si può giungere da un giorno all’altro: occorre una preparazione almeno quindicennale, per ordinarne il funzionamento, per disegnare le procedure e per formare il personale.
Per consentire l’esercizio delle forme di autonomia ipotizzata, il Prof. Cassese sostenne che al vertice di ogni istituto dovessero coesistere “due organismi, contrapposti, il preside o direttore e l’amministratore, portatori ognuno di un interesse pubblico diverso”.
Dieci anni dopo quella Conferenza, il primo settembre 2000, è partito il nuovo assetto istituzionale e organizzativo della Scuola - delineato dalla Legge n. 59/97 (art. 21) e dal successivo regolamento in materia di autonomia delle Istituzioni scolastiche (DPR n. 275/99) - che permane tutt’ora con alterne vicende e non poche contraddizioni.
Protagonista della riforma autonomistica delle scuole fu il Ministro Luigi Berlinguer.
A distanza di 25 anni osserviamo che l’autonomia contabile e di gestione del personale è limitata, così come quella didattica, organizzativa e amministrativa.
L’apparato centrale e periferico del Ministero - diversamente denominato nel corso degli anni - si è spogliato solo parzialmente di compiti gestionali e non ha garantito alle scuole adeguate condizioni per l’esercizio delle funzioni attribuite.
Al vertice degli istituti scolastici vi è un solo organismo di prevalente carattere manageriale reclutato esclusivamente (e impropriamente) dall’interno del corpo docente. I decreti delegati già presenti dal 1974, che disciplinano la governance delle scuole, sono rimasti incomprensibilmente gli stessi.
Dopo 35 anni dalla Conferenza Nazionale e 25 anni dall’avvio dell’autonomia funzionale degli istituti scolastici, anche dotati di personalità giuridica, nessuno si è preoccupato di compiere un’analisi accurata di come sono andate le cose per apportare i necessari correttivi. Noi apparteniamo alla schiera di quei liberi pensatori che ritengono indispensabile un profondo cambiamento dello status quo.